Casebook: episodio 3 + Bonus
Se fosse un telefilm, inizieremmo dicendo: “nelle puntate precedenti…” ma anche se non lo è, questo rimane il modo più opportuno di cominciare questa recensione.
Avevamo lasciato il detective James Burton – e noi, suoi partner – alle prese con un caso di “finto suicidio” nell’episodio numero 2 della serie, chiamato “Occhio per occhio”.
Tuttavia, anche se eravamo stati in grado di individuare il vero colpevole, non avevamo raccolto prove sufficienti per chiudere l’assassino in galera, ossia un tizio molto inquietante dal nome Marlon Hapman.
Sono passati un paio di mesi, e Burton in tutto questo tempo ha continuato a stare dietro ad Hapman, cercando di essere presente nel momento in cui lui avesse compiuto una mossa falsa. Burton ormai è quasi ossessionato da Hapman, e non pensa a nient’altro che a questo caso.
La fortuna gli dà una mano quando l’uomo si trasferisce a Garden (“una piccola città con un grande problema”, come recita il trailer), un paesino tranquillo sperduto chissà dove. Infatti un tizio viene brutalmente ucciso, un tale di nome Marcue, un orologiaio tuttofare che si occupava anche del bacino idrico della cittadina.
A ucciderlo pare che sia stato un ragazzotto facilmente impressionabile di nome Daniel White. White sostiene che a dirgli di uccidere Marcue sia stato Dio in persona, per voce del reverendo locale, durante una confessione in chiesa. Certo che di stranezze ce ne sono abbastanza in questo posto, eh?
Burton non crede affatto a questa versione dei fatti: trova tutto sin troppo strano. Giusto adesso che Hapman è arrivato in questo posto, accadono fatti del genere? No, secondo lui non è possibile, ecco perché ci ha trascinati a Garden per dargli una mano e cerca con ogni mezzo di capire la verità….per incastrare definitivamente Hapman.
Questo terzo episodio della serie – dal nome: “Serpente nell’erba” – si discosta poco o niente dai due precedenti capitoli (che trovate qui: Link ). La meccanica di gioco è rimasta naturalmente invariata (non poteva essere altrimenti), e se non avete mai letto le recensioni dei primi due episodi, o semplicemente non sapete di cosa tratti questa serie Casebook, vi rinfresco velocemente la memoria.
I protagonisti principali sono due: uno è James Burton, che vediamo esclusivamente nei filmati di intermezzo, e che è colui che ci dice cosa fare nelle scene in cui investigheremo. Burton si occupa delle “relazioni” con gli indagati e in generale con tutti i personaggi presenti nei vari casi.
Poi ci siamo noi, il protagonista numero due: il “partner” che non si vede mai in faccia, e che è colui che compie il lavoro “sporco” nelle pochissime location dell’episodio di turno. Con la nostra macchina fotografica digitale (che contiene sempre una miserevole scheda da “8 foto”) dobbiamo rinvenire sulle varie scene del crimine tutti quegli elementi utili che poi dovremo andare ad analizzare nel nostro furgone bianco. Scattare foto diventerà quindi il nostro lavoro principale, perciò dovremo essere scaltri e intelligenti non andando a perdere tempo compiendo “scatti artistici”, ma bensì rintracciando macchie di sangue, possibili oggetti contundenti, impronte, documenti, ricevute, strani aggeggi, e in generale tutti quegli oggetti che ci verranno richiesti durante lo svolgersi dell’indagine.
Una volta scattate le prime foto, dovremo recarci nel nostro furgone, una specie di centrale operativa improvvisata, dove potremo analizzare il tutto e tirare le prime somme.
Nel furgone, che è collegato con il nostro laboratorio, troveremo una bella sorpresa stavolta: al posto del simpatico Pete Inverness, “factotum” degli scorsi episodi, avremo modo di dialogare con la più avvenente Anja Nillson. Anja sarà colei che ci darà i riscontri delle analisi dei vari elementi, o che più semplicemente ci darà spiegazioni su tutto ciò che fotograferemo durante la nostra avventura.
All’interno del furgone, come sapranno coloro che hanno già testato i precedenti episodi, si svolgeranno poi una serie di minigames, che simuleranno le analisi dei vari elementi raccolti.
Sottogiochi che sono di una semplicità disarmante, molto “casual”, e che non sono variati rispetto a quelli degli episodi passati. Più che altro si tratterà di ruotare il mouse in una direzione per simulare lo sviluppo di un campione chimico, o di separare dei filamenti di dna cliccando col mouse sul monitor, o di tracciare dei determinati segni su un’impronta per riscontrarne dei punti in comune con altre, oppure ancora di evidenziare del sangue o delle impronte su una foto scattata precedentemente. Da questo punto di vista non è stata alzata per nulla la difficoltà. Quantomeno un pò di “pensieri” ce li faremo venire quando dovremo cercare di capire come collegare tutte le prove che raccoglieremo. Infatti ogni prova utile che riusciremo a trovare, andrà poi “incastrata” con alcune delle altre raccolte, che sono posizionate sul fascicolo del nostro caso. Infatti più prove riusciremo a concatenare tra di loro e più possibilità avremo di andare avanti spediti. Non che ci sia molta difficoltà anche in questo compito, anche per via di un sistema d’aiuto molto facilitato, però a volte anche una piccola sbadataggine, un collegamento non fatto o semplicemente dimenticato, può – per assurdo – portare al blocco nel gioco. Personalmente mi è capitato una volta: ogni locazione non presentava più nessun elemento da recuperare, e per un confronto di prove non effettuato, sono rimasto fermo cercando di capire cosa stesse succedendo alla mia partita.
Le location sono ancora una volta pochissime, in questo episodio sono appena 3: la chiesa (teatro dell’omicidio), il magazzino di Hapman e un sotterraneo, con quest’ultimo che si sblocca quasi alla fine del gioco. Dovremo visitare più volte ognuno di questi luoghi, anche perché gli elementi da trovare sembreranno spuntare via man mano, così come le informazioni.
I pregi e i difetti della serie sono rimasti chiaramente immutati: è bello giocare a un’avventura con le riprese in FMV, guardando recitare attori reali (e anche bene), così come non dispiace andare a ficcare il naso in scenari molto realistici, nei quali, grazie alla tecnica “Aerograph”, possiamo muoverci a piacimento.
Di contro però, gli ambienti sono ancora troppo poco definiti, e a volte riuscire a capire cosa fotografare diventa un’impresa ardua, visto che alcuni elementi determinanti sono ridotti a un ammasso di pixel. Meno male che un sistema di aiuto ci viene incontro pure in questo caso: infatti grazie alla pressione del pulsante “i” della tastiera, un’icona a forma di occhio si poserà nel punto esatto in cui ci sarà qualcosa da fotografare. Una sorta di HINT da casual game, ma che mai come in questo caso a volte si rivela determinante. Il problema però sta nel non abusarne troppo, visto che questi aiuti sono praticamente infiniti. Non cadete in tentazione, quindi…
Un altro punto a sfavore di Casebook è che risolvere il caso solo a furia di scattare foto, può diventare alla lunga noioso. Secondo me non sarebbe guastato (o non “guasterebbe”, nel caso la serie continuasse in futuro…) qualche elemento nuovo, qualche VERA novità che facesse sentire maggiormente “detective” pure noi, che così invece finiamo col sembrare dei semplici “fotografi al soldo di Burton”!
Una volta finito l’episodio numero 3, sbloccherete un capitolo Bonus. Come saprete ormai, la prima confezione di Casebook uscita in Italia conteneva ben due episodi, quindi sarebbe stata una mossa falsa riproporne soltanto uno adesso. L’episodio bonus non è altro che il capitolo 0, chiamato “The Missing Urn”. Questo episodio uscì gratis circa un annetto fa (ovviamente in inglese), ancor prima che in Italia arrivassero i primi due, e fu testato anche da noi di Join. La storia è decisamente “lenta”, di sicuro la meno appetibile delle quattro, visto che non parla di assassini, omicidi o pazzi psicopatici. In “The Missing Urn” saremo alle prese con un caso familiare, in quanto saranno coinvolti dei parenti di Burton. Il nostro scopo sarà infatti quello di recuperare un’urna che contiene le ceneri del defunto marito della zia di James, e che è improvvisamente scomparsa. Ci muoveremo dunque all’interno della casa della nostra parente anziana, e avremo modo di fare la conoscenza di tre personaggi veramente svitati, seppur simpatici alla lunga.
Per ciò che riguarda il comparto tecnico non c’è molto da aggiungere, visto che le novità sono poche, per non dire nulle. La grafica è sempre di tipo fotorealistico, ed esplorabile a 360 gradi. Purtroppo non sempre la qualità è degna di nota, e come detto precedentemente, a volte risulta troppo “impastata” o addirittura sfuocata. Anche quando useremo lo zoom della nostra macchina fotografica per rilevare qualcosa di utile, potremo notare diversi tipi di qualità degli oggetti: alcuni saranno abbastanza nitidi e facilmente riconoscibili, alcuni invece ci risulteranno degli oggetti quasi misteriosi, che poi scopriremo solo dentro al furgone, quando le foto saranno visibili in ottima qualità.
Sulle cutscenes invece non si può obiettare nulla: le riprese sono realizzate magistralmente, con un buon taglio registico e una recitazione generale ottima. Vi ricordo che in alcune sequenze potremo ruotare la telecamera verso i 4 punti cardinali, come se fossimo veramente lì sul posto, rendendo la scena ancora più realistica.
Il sonoro è rimasto pressoché identico pure: la colonna sonora è invariata, e penso sia stata una scelta giusta, anche perché non era affatto male.
Il doppiaggio è ancora una volta in inglese, e devo dire che è realizzato in maniera impeccabile, senza nessuna caduta di stile. Per noi abitanti del Belpaese invece ci saranno i sottotitoli in italiano a permetterci di gustarci il gioco.
La longevità non è purtroppo altissima. Casebook, una volta comprese bene le meccaniche di gioco, è un titolo discretamente facile. L’unico problema sta per l’appunto nel scorgere determinati particolari sulle scene del crimine, per colpa di una grafica non sempre nitida. Se riuscirete a sopperire a questo problema, in 4 ore circa dovreste riuscire a finire il caso. Anche perché la parte del furgone, ossia quella da “laboratorio”, è decisamente semplice, visto che come ho detto prima, i minigiochi sono veramente facili.
Novità rispetto al passato, forse l’unica assieme alla “new entry” Anja, è che sono stati aggiunti alcuni minigames in più, sempre molto simili a quelli di un casual game, come quello della ricostruzione dell’interno di un orologio, o quello in cui dovremo ricomporre una sostanza tossica, mettendo nel giusto ordine ben sei elementi colorati. Poca roba…ma quantomeno rendono un pò più vario il comparto “enigmi”!
Concludiamo con l’interfaccia. Ci si muove esclusivamente col mouse: tenendo premuto il pulsante sx del mouse, andremo in avanti, e sempre col “topo” potremo ruotare la nostra visuale di 360 gradi. Premendo il tasto dx attiveremo la fotocamera, e quando riterremo opportuno scattare una foto, potremo farlo premendo il pulsante sx.
Il tasto “i” attiva il sistema di aiuto, il tasto Esc ci porta al menù delle opzioni. Il sistema di salvataggio non esiste, nel senso che il gioco viene salvato automaticamente ogni qualvolta uscite dal gioco. Anche se il pc venisse spento bruscamente (o mancasse la luce) il gioco verrebbe salvato comunque nel punto in cui eravate rimasti: gran cosa!
Nella parte del furgone, i minigames, come tutto il resto, necessiteranno solo dei movimenti del mouse e del solo tasto sx dello stesso. Quindi al di là dell’innovativo motore di gioco, l’interfaccia è davvero poco “rivoluzionaria” e quindi accessibile a tutti.
E siamo arrivati alla fine: “Casebook episodio 3 + Bonus” si rivela per quel che si sapeva già, ovvero la naturale conclusione del secondo capitolo. Non offre quindi, e non poteva essere altrimenti, novità o cambiamenti, lasciando tutto esattamente come era prima. L’aggiunta dell’episodio Bonus, vero anello debole della serie (d’altronde nasce come una sorta di episodio pilota per far conoscere la serie al pubblico..), non riesce ad aumentare l’appeal di questa seconda uscita. Ecco perché il voto non può che essere più basso del “pack” precedente, perché non riesce a dare una vera svolta a quella che potenzialmente potrebbe diventare una bella saga. La speranza è che se Casebook andrà avanti nel tempo, si saprà evolvere in meglio (come sarebbe giusto che fosse per qualunque prodotto), senza fossilizzarsi sugli standard attuali, che sono sì discreti, ma non soddisfacenti.
Da provare dunque, ma con qualche riserva!
Voto: 69
REQUISITI MINIMI DI SISTEMA:
- Windows XP®(SP2)/Vista/7
- Processore 1,5 Ghz o superiore
- RAM 1 GB o superiore
- Scheda video con supporto Shader Model 1.4
- Scheda audio compatibile DirectX® 9.0c
- Tastiera e mouse
- Lettore DVD 2x
- 1 GB su disco rigido
- DirectX 9.0c (versione 10 per Windows Vista)
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