RECENSIONE : JULIA INNOCENT EYES ep. 3 – Lacrime Nere
“Julia - Innocent Eyes” volge al termine, e si conclude con l’ultimo dei tre episodi previsti dalla Warner Bros: “Lacrime Nere”.
Avevamo lasciato i nostri eroi, ossia: Julia Kendall, il tenente Alan Webb e il sergente Ben Irving, alle prese con il caso del serial killer che uccide con indosso una maschera da Pierrot. La sua prima vittima fù Dalila Howard, figlia di un noto giudice, e le due vittime seguenti furono proprio delle amiche della ragazza stessa. Tuttavia le indagini non sembravano sfociare in nulla di buono, lasciavano aperte sì diverse piste, ma senza aver niente di concreto in mano, senza prove schiaccianti a carico di qualcuno dei sospettati.
Nel corso di “Istinto Predatore”, oltretutto, venivano a cadere i sospetti sui principali indiziati per l’omicidio di Dalila Howard: Green è infatti adesso in prigione e Goodman è stato rapito in circostanze misteriose.
Nuovi tasselli sembrano aggiungersi lentamente al puzzle, che nonostante ciò rimane ancora parecchio ingarbugliato e complesso da risolvere. Perché le vittime continuano a spedire delle buste alla Polizia e a Julia? E cosa contengono queste misteriose pellicole…vuote?
Adesso anche Leo Baxter entra “attivamente in gioco”, costituendo il quarto protagonista principale che andremo a impersonare in “Lacrime Nere”. Potremo scegliere chi e quando muovere, e solo quando il compito di ognuno sarà finito, questi si oscurerà definitivamente nella schermata preposta alla scelta del protagonista di turno.
Questa volta i compiti saranno ben distribuiti: ognuno dei quattro personaggi avrà un ruolo chiave in una o più porzioni del capitolo, facendo in modo che non ci sia una figura predominante rispetto alla altre, come in passato.
E soprattutto, dulcis in fundo.. riusciremo a scovare l’assassino. Senza “spoilerare” nulla sulla fine, confermo la mia impressione iniziale, già avuta ai tempi di “Parole non dette”: era impossibile capire chi fosse il killer già allora. “Forse”, e sottolineo il forse, qualcosina la si poteva intuire in “Istinto predatore”, ma non ci metterei comunque la mano nel fuoco. Non so se questo sia un bene o un male (a volte capirlo solo alle ultimissime battute può essere sinonimo di un finale improvvisato di botto… ma non credo sia questo il caso!), fatto stà che almeno la suspance è garantita. Certo, il finale mi è sembrato un pò “raffazzonato”, nel senso che il killer viene messo fuori gioco con una facilità un pochino disarmante (tipica, a voler essere cattivi, di parecchi film “comici”), ma pazienza, non è certo questo il problema principale di Julia.
In compenso, dopo i titoli di coda, ci verranno date delle esaurienti spiegazioni sul come, quando e perchè si sono verificati tutti gli eventi criminali dei tre capitoli.. non sono in molti a farlo al giorno d’oggi, e almeno da questo punto di vista è stato fatto un ottimo lavoro. Tutti i dubbi vengono definitivamente dissipati, per bocca della stessa Julia.
Adesso analizziamo gli unici aspetti che possono aver visto delle mutazioni rispetto ai due capitoli precedenti: location ed enigmi.
Cominciamo dalle prime: oltre a muoverci nei consueti scenari già incontrati, che comprendono la casa di Julia, il Commissariato, l’ospedale, il Carlton Motel, la zona malfamata di Brodik, l’Università, le case delle vittime e il Parco, stavolta come “new entry” avremo delle zone finalmente accessibili del Carlton Motel e le due location finali: un teatro abbandonato e una fattoria in disuso. Sicuramente queste ultime aggiungono un bel tocco di inquietudine al finale, visto che sono molto anguste e buie, sono quelle che contengono un alone piu' spiccatamente “thriller” rispetto a tutte le altre, e forse per questo sono proprio le più azzeccate, visto che siamo all’interno di una storia che parla di serial killer. Rimane il fatto, ahimè, che in ogni scenario c’è sempre poco con cui interagire, ma questo è un problema che non nasce certo con Lacrime Nere.
Passiamo agli enigmi, che come per gli altri due episodi, si concentrano poco sulla raccolta di oggetti e invece molto su piccoli sotto-giochi che ricordano quelli dei Casual Game.
Gli oggetti infatti, seppur continuino a essere presenti nel nostro inventario (alla fine ho notato che moltissimi non vengono nemmeno impiegati) non rivestono un ruolo primario ai fini della risoluzione dell’avventura. Anche le “idee”, ossia i pensieri che i protagonisti formulano durante la loro indagine, rimangono al 90% fermi nel menù a destra, senza essere mai chiamate in causa. Chissà come mai…forse sono state inserite per creare un diversivo, forse per dare la possibilità al giocatore di pensare che possano essere utili durante le discussioni con gli altri personaggi e impiegarle in tal senso, non saprei dire bene, ad ogni modo posso affermare tranquillamente che il gioco si risolve senza ricorrere necessariamente a ognuna di esse.
In compenso non mancano dei “sotto-giochi”, delle prove da risolvere e che serviranno per avere degli indizi, o per rilevare utili informazioni. Vogliamo sapere la marca di un mezzo in base a delle foto di impronte di pneumatici? Bene, facciamo un bel confronto al computer. Idem per sapere cosa contengono le misteriose buste che le vittime mandano alla polizia e a Julia. Non mancheranno anche alcune fasi a mò di “labirinto” con Baxter al parco, o un gioco “numerico” in cui lo stesso Leo dovrà “mettersi d’accordo” con uno spacciatore, uno di logica in cui Webb rischierà la vita, e un altro ancora in cui Webb dovrà cercare di intercettare una chiamata tra loschi individui. Ah, e una specie di puzzle con Julia, dove dovremo ricomporre la locandina di un manifesto.. questo sì, molto casual.
Ovviamente non mancherà anche l’utilizzo di qualche oggetto nel suo posto idoneo, ma non aspettatevi niente di particolarmente ingegnoso, soprattutto nella fase finale. Insomma, la difficoltà, in generale, non è stata l’arma vincente di Julia Innocent Eyes, e di conseguenza anche la longevità di ogni singolo episodio non è mai andata oltre le 4 ore, risultando una delle pecche più evidenti del titolo.
A costo di apparire noioso, volevo ricordarvi per l’ennesima volta (magari per coloro che non avessero mai letto le recensioni dei due episodi precedenti) che Julia Innocent Eyes nasce come un’avventura grafica UNICA, e che in seguito è stata spezzettata in tre episodi, a cadenza mensile. Motivo per cui: grafica, sonoro, interfaccia ed enigmi, non potevano subire chissà quali cambiamenti o migliorie nel corso dei mesi. Ecco, mi premeva dirlo ancora una volta… visto che sarà anche l’ultima!
Conclusioni: e siamo arrivati finalmente alla fine di questa “lunga” avventura, durata ben tre mesi, la prima di Julia Kendall. Adesso sì, che è possibile tirare le somme. Alla resa dei conti, l’ultima fatica di Artematica si è rivelata un’onesta avventura, che ha però dovuto subire una critica feroce dovuta al suo prezzo esorbitante (20 euro ad episodio), prezzo che non veniva giustificato a causa della scarsa durata di ogni singolo capitolo. Impossibile dare torto ai giocatori. Spero vivamente che tra qualche tempo Julia possa uscire negli scaffali dei negozi come AVVENTURA UNICA, a un prezzo ragionevole, e che possa avere in questo modo le vendite che merita. Perché al di là di tutti i problemi riscontrati nel corso delle tre recensioni, non si può dire che questa sia una cattiva avventura. Di questi tempi poi, quali sarebbero le BUONE AVVENTURE?
Vi consiglio dunque di aspettare un pò il corso degli eventi, e di farci più di un pensierino qualora ci fossero delle buone notizie in tal senso. Perché secondo me, in fondo in fondo, un pò di curiosità ve la siete messa addosso, e pure voi volete sapere chi è il killer che campeggia nella cover di questo gioco!!
Voto finale, all’avventura completa: 70
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