Recensione:
The Dig
Pro:
-storia accattivante
-enigmi tosti
-comparto sonoro ottimo
Contro:
-graficamente un po' antiquato
-qualche enigma poco chiaro
Avete presente il film Armageddon, quello con “testapelata” Bruce Willis e la bella Liv Tyler?? Nella pellicola hollywoodiana dagli stupefacenti effetti speciali, un asteroide dalle bibliche proporzioni viaggiava in rotta di collisione con la terra, e per evitare lo schianto, la Nasa organizzo' una spedizione con uno scopo ben preciso: piazzare una testata nucleare sulla superficie dell'asteroide, in modo che questo di disintegrasse, evitando dunque l'impatto col nostro pianeta. Per la cronaca, il film e' di dieci anni fa', del 1998.
Ma perche' parlo di Armageddon, se invece dovrei parlare di The Dig? Beh, probabilmente perche' l'introduzione di The Dig e' molto simile a quella del film...solo che il gioco e' antecedente, perche' vede la luce nel lontano 1995, quindi tre anni prima! Che il film abbia preso quindi spunto dal videogioco? Chissa'...perche' no, d'altronde nell'avventura grafica della Lucas c'e' lo zampino di Steven Spielberg (l'idea del gioco fu' sua), e chissa' che qualche anno piu' tardi la sua “creatura” non sia stata sfruttata per il film!!!
Torniamo comunque, dopo questa piccola divagazione, a cio' che piu' ci interessa, e cioe' l'avventura grafica! Un enorme asteroide sta' arrivando a gran velocita' nella nostra orbita, e se non si agira' alla svelta, tra 3 giorni non avremo piu' un pianeta Terra! Gli Stati Uniti organizzano immediatamente una spedizione di esperti con lo scopo di piazzare due cariche esplosive e distruggere l'enorme “masso”, che ha pure un nome poco amichevole: ATTILA, come il terribile guerriero del passato!!!
Alla spedizione partecipano 5 persone: due donne e tre uomini. Questi sono: il capitano Boston Low, uomo tutto d'un pezzo e protagonista del gioco, la giornalista Maggie Robbins, una che non tiene mai la lingua a freno e il geologo Ludger Brink, che quasi mai e' d'accordo con le decisioni di Boston. Loro tre saranno coloro che agiranno sul campo (o sarebbe meglio dire “nello spazio”), mentre a bordo dello shuttle ci staranno gli altri due membri dell'equipaggio: Cora Miles e Ken Borden . Con loro saremo sempre (piu' che altro all'inizio) in contatto via radio, e riceveremo gli aiuti che di tanto in tanto richiederemo.
Arrivati finalmente su Attila, i tre astronauti piazzeranno le 2 cariche esplosive e le faranno saltare in aria, ma non riceveranno l'effetto da loro sperato. Attila infatti non si scalfisce piu' di tanto e si rivela un asteroide vuoto al suo interno: Low, Brink e Robbins scendono quindi ad esplorarlo per scoprire qualcosa di piu'. Ma una volta dentro la cavita' del corpo celeste, l'attivazione di alcune “tavole” aliene (ovviamente “involontariamente”!) trasportera' i tre su un nuovo mondo, a loro sconosciuto! L'aria fortunatamente e' respirabile, e i tre eroi possono liberarsi delle loro ingombranti tute, adesso, in questa nuova situazione di certo non programmata, in un posto ribattezzato “Cocytus” da Brink, cio' che devono fare e':
1- pensare a sopravvivere
2- scoprire qualcosa su questo posto dove e' chiara la presenza di una “civilta' aliena” passata
3- capire come possono tornare a casa loro
Niente male, eh? Ce n'e' abbastanza di cose da fare in questo gioco...
Tutto attorno, e' un continuo alternarsi di paesaggi esterni simili a deserti, costruzioni strane, caverne, locazioni rocciose piene di pannelli alieni da decifrare, mari e cascate, montagne e salite..insomma, un vero pianeta, ma di cui nulla si conosce!! Cio' che appare ovvio pero', e' che qui un tempo abitavano degli esseri dall'intelligenza superiore...ma dove stanno tutti adesso?
Inizialmente le cose si metteranno molto male: non solo delle presenze aliene si manifesteranno sotto forma di fantasmi (o giu' di li), ma il peggio arrivera' quando Brink, perira' cadendo da un dirupo! Rimasti da soli, Boston e Maggie si divideranno le strade, per cercare di ricavare piu' informazioni possibili. E il ritrovamento di alcuni cristalli speciali, che sembrano possano ridare la vita (e per questo chiamati “cristalli della vita”), rimettera' la situazione un po' in sesto, spostando l'ago della bilancia dalla loro parte. Ma attenzione, perche' non tutto e' quello che sembra, e le sorprese saranno sempre dietro l'angolo! Infatti se da un lato i cristalli son capaci di ridare la vita, dall'altra pare che si impossessino della mente del resuscitato, riducendolo a un essere privo di lucidita' e raziocinio....insomma, non e' tutto oro cio' che luccica!
Nei panni di Boston Low andremo a zonzo per il pianeta, interagendo di tanto in tanto con Robbins e Brink, e cercheremo di accedere a tutte le locazioni possibili. E potremo farlo solo grazie all'aiuto di speciali tram, che ci porteranno in una delle 5 zone (o guglie) di Cocytus di loro competenza. Una volta che saremo in una determinata zona, dovremo cercare dei portali che, una volta attivati, creeranno dei particolari ponti fatti di luce spaziale, i quali ci porteranno in altre zone altrimenti accessibili. Senza dimenticarsi di setacciare quel settore, dove troveremo oggetti fondamentali ed enigmi da risolvere. Insomma, ci sara' parecchio da girare, e sara' utile non perdere l'orientamento, o ve la vedrete brutta!
Della storia adesso, finiamo di parlare, perche' e' sempre bello scoprire le cose da soli. Cio' che vi posso dire e' che alla fine del gioco potrete assistere a due finali, uno positivo e uno no, a seconda di una scelta che farete nelle ultimissimee battute!
Graficamente The Dig, al giorno d'oggi, dimostra tutti gli anni che possiede. Oltretutto il gioco ebbe una gestazione molto travagliata (di circa 2 anni) che praticamente lo rese un po' obsoleto gia' alla sua uscita. Come ho sempre detto nelle recensioni dedicate ai vecchi adventure, il rischio di vedere un prodotto validissimo di allora, con l'occhio critico di oggi, e' molto pericoloso. Ecco perche' vi consiglio di visionare per bene le immagini che corredano la recensione, per capire meglio la qualita' grafica del titolo. Nonostante cio', The Dig faceva di sicuro il suo figurone nel momento in cui usci', e di certo non sfigura di fronte agli altri capolavori Lucas del passato, questo e' giusto rimarcarlo, onde evitare di dare una sbagliata impressione. Se dovessimo giudicare Still Life tra 13 anni, probabilmente diremmo la stessa cosa che diciamo oggi per questo gioco, insomma..
Cio' che salta subito all'occhio sono i colori molto forti che invadono ogni schermata di gioco: una vera bellezza. Le locazioni sono abbastanza pulite, di certo non pienissime di particolari, ma comunque di sicuro impatto: c'e' lo stretto necessario, e non si sente la necessita' d'altro! I personaggi non sono certo il massimo della vita, con tutti quei pixel visibili. Quando si allontanano, le cose cominciano a peggiorare, perche' diventano dei piccoli mucchietti di pixel, ma questa e' una cosa che abbiamo gia' visto negli altri titoli degli anni d'oro e quindi ormai ci abbiamo fatto il callo.
I movimenti ovviamente sono ridotti al lumicino, giusto la camminata e qualche altro...ma cio' non inficia di certo la valutazione, nel suo complesso! I personaggi non possono nemmeno correre, ma per fortuna e' stata implementata la funzione del doppio click, in modo che se premete due volte il pulsante sx in prossimita' dei punti di uscita, la schermata passera' velocissimamente alla prossima!E questa e' un'opzione davvero vitale, visto che spesse volte dovremo fare avanti e indietro per Cocytus, e sarebbe stato antipatico doversi sorbire troppe volte le stesse locazioni!
Di tanto in tanto sono presenti anche degli intermezzi filmati: questi non sfruttano il motore del gioco ma sono realizzati in computergrafica, addirittura dalla Industrial Light&Magic, famosissimo laboratorio di effetti speciali di proprieta' del guru Steven Spielberg. Sono dei filmati di discreta fattura, tutti in 3d, anche se la loro sgranatura e' evidente e la qualita' un pochino bassa (sempre colpa dei tempi, allora le risoluzioni erano quelle che erano...acc!!). Nel complesso la grafica svolge il suo lavoro, con i suoi effetti di luce ed elementi di contorno di movimento, senza infamia e senza lode.
Il sonoro e' invece, indubbiamente, uno dei punti di forza del gioco!! Il doppiaggio in italiano e' discretamente realizzato, confermando la tradizione che vuole i titoli Lucas come degli ottimi giochi “parlati”.
Le intepretazioni dei doppiatori sono abbastanza efficaci, coi giusti toni e cadenze. Ogni tanto “macchiettano” un po' (vedi Brink), ma vista l'indole del gioco, e' una cosa che ci puo' stare! Devo dire che stavolta e' stata fatta una marcia indietro rispetto ai titoli passati: e' presente molta meno demenzialita' nei dialoghi, sono state scritte meno battutine “sciocchine” o ironiche che in passato, mentre c'e' invece molta piu' serieta' un po' dappertutto, che di certo non guasta, alla lunga.
Ma la cosa che piu' mi e' piaciuta del comparto audio sono le musiche di sottofondo, opera di Michael Land (gia' autore delle musiche di Monkey Island)!! Sempre perfette per la situazione, sia che ci si trovi in circostanze di tranquillita' che in condizioni di pericolo! Il sonoro e' molto immersivo (a meta' tra Blade Runner e Star Trek, a mio parere) e aiuta il giocatore a calarsi perfettamente nei panni di Boston! Avevo da poco apprezzato il reparto audio di Full Throttle, e di sicuro non posso che rimanere colpito positivamente pure da questo di The Dig: credo che sia uno dei migliori tra quelli dei titoli Lucasfilm!
Per cio' che riguarda gli enigmi, devo dire che siamo su livelli di media difficolta'! Intanto specifichiamo che si tratta di enigmi che sfruttano per la quasi totalita' l'uso degli oggetti in proprio possesso. Sporadicamente vi capitera' di dover ricreare delle sequenze di segni, per aprire dei pannelli alieni, o di ricomporre delle immagini sullo schermo: nulla di particolarmente complicato, ma di certo diversificano un po' il gameplay. Gli oggetti che raccoglierete sul “campo” non sono mai tantissimi, pero' ce ne sono...e stara' a voi capire dove e' giusto usarli. Ho trovato qualche enigma un po' difficilotto, non fosse altro perche' non ho capito la giusta soluzione per via di mancanza di qualche dettaglio o indizio rilasciato dal gioco: insomma, ne son venuto fuori per tentativi, e questa non e' certo una cosa positiva (ma magari sono io che son “debosciato”!). Oltretutto non ci sono cosi' tante cose da leggere, e' probabile che se sfugge qualcosa dell'ambiente (ci sono parecchie incisioni e pietre aliene da interpretare e capire), si possa rimanere fregati e bloccati!
La longevita' dunque viene leggermente allungata, e quindi almeno un 12 ore (forse di piu') di gioco sono assicurate, a meno di non essere dei mostri di avventurieri!!
L'interfaccia di The Dig e' abbastanza semplice: ci si muove col cursore per la schermata (cursore a forma di segno +) e si confermano le azioni premendo il pulsante sx del mouse. Col pulsante dx del mouse si richiama l'inventario, che potete pure aprire cliccando sulla piccola iconcina (lettera “i”) in basso a sx del video. Qui troverete i vostri oggetti sin li' raccolti, e che potrete usare cliccandoci sopra e uscendo dall'inventario. Gli oggetti possono essere pure evidenziati in primo piano, se ci passate la lente d'ingrandimento sopra: e vi assicuro che sara' di fondamentale importanza farlo!
Quando decidete di dialogare con qualcuno degli altri personaggi, si aprira' un altro menu', sempre nella parte bassa dello schermo: in pratica cliccando sulle icone, potrete affrontare un determinato argomento. Cliccate su quell'icona sino a quando non si oscurera', cio' vorra' dire che non c'e' altro da aggiungere in merito, e potrete continuare con la prossima. Ovviamente potete decidere pure di uscire prima, con l'apposita icona, ma sapete benissimo che, in ogni ag che si rispetti, e' bene terminare tutti i dialoghi possibili.
Nell'inventario trovate pure il vostro Pad, che vi tornera' utile per comunicare con gli altri due elementi rimasti sullo shuttle, anche se questo non vi servira' praticamente piu', una volta arrivati su Cocytus!
Col tasto f5 potete accedere al menu' di gioco, dove potete salvare e caricare le vostre partite, o uscire al desktop. La barra spaziatrice serve per andare in pausa!
In conclusione, The Dig e' un'acquisto che mi sento di consigliare caldamente! E' verissimo che al giorno d'oggi puo' apparire obsoleto graficamente ma, nonostante cio' (e tenendo conto anche che e' venduto in versione economica a 9,90 euro), puo' essere preso piu' che in considerazione dall'avventuriero di oggi. E tutto cio' per via di una storia intrigante, un sonoro molto bello e una difficolta' di certo non semplicissima! Insomma, la sfida c'e': accettatela! E poi ogni tanto e' bello fare un tuffo nel passato, no? Senza contare che le storie di alieni non finiscono di appassionare mai..
Titolo da avere nella propria collezione!
Voto: 75%
REQUISITI MINIMI DI SISTEMA:
- Windows XP
- Pentium 133 Mhz o superiore
- 64 Mb di RAM o superiore
- Scheda grafica PCI o AGP
- Lettore CD-Rom 4x o superiore
- Scheda audio a 16 bit
- 5 Mb di spazio su HD
Per la scheda completa del gioco vai a: The Dig
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Bravo Turi!!!Una recensione stupenda...l'ho letta tutta d'un fiato.
Bravo davvero!!!
ancora per questa bellissima recensione
Ma la tua recensione mi ha proprio fatto venir voglia di giocarci 
Complimenti Tury
Ottima recensione come sempre


































