Samantha Swift and the Golden Touch
Qual’è la prima cosa che si chiede a un gioco quando lo si installa nel proprio Pc? Una buona grafica? Un ottimo sonoro? Una discreta longevità? NO! Quello che si chiede a un titolo, per considerarlo buono, è che alla fine ci lasci almeno un piccolo senso di SODDISFAZIONE! Grazie a questa, possiamo dire se le ore spese a giocare con quell’avventura siano state un ottimo affare o meno. E questo è proprio il caso di “Samantha Swift and the Golden Touch”, seguito di “Samantha Swift and the Hidden Roses of Athena”, che trovate recensito qui: Link
Le storie non sono strettamente collegate, quindi non fatevi problemi se volete giocare con questo casual senza aver mai visto il primo.
I comun-denominatori per entrambi i titoli sono infatti due:
1- Samantha Swift, una Lara Croft senza abiti succinti, e il suo staff di “Indiana Jones”
2- l’Avventura, che si svolge in posti esotici e sperduti in tutto il globo terracqueo
La trama è simpatica, anche se banale e scontata: Samantha, che lavora sempre per il Museo di Secret Lost, deve vedersela con dei tipi loschi e malfamati, che vogliono entrare in possesso del “Golden Touch”, un artefatto che può trasformare qualsiasi cosa in oro. Perché questo avvenga però, debbono essere ritrovati ben 7 pezzi di questo amuleto, sparsi per tutto il pianeta, e che una volta uniti possono dare “ vita” per l’appunto al Golden Touch.
E cosi’ Samantha, e noi con Lei, partirà alla caccia di questi 7 pezzi, attraversando paesi come: gli Stati Uniti, i Caraibi, l’Egitto, la Russia, l’Irlanda, l’India, la Thailandia, e molti altri ancora.
Peculiarità del gioco saranno anche stavolta i bellissimi fondali fissi, che ancora una volta sposano una grafica cartoonata, e non strettamente realistica come tantissimi altri casual recenti. Il risultato sono delle locazioni coloratissime e simpaticissime, dove gli oggetti non sono a centinaia come in altri titoli “seek’n’find”, ma non per questo tutti semplicissimi da reperire. La grafica, che stavolta presenta anche qualche elemento di movimento qua e la, è senza dubbio uno dei punti di forza del gioco.
Ma passiamo adesso al gameplay di questo secondo episodio, che vede come protagonista la nostra archeologa senza paura Samantha Swift (ne facessero di più, di episodi: speriamo!). Il fulcro del gioco è sempre lo stesso: bisogna trovare un tot di oggetti celati, chi più e chi meno, nella schermata dove ci troveremo. Trovati i primi 8, si passerà ad altri 8, dove stavolta vedrete degli oggetti segnati in BLU nella vostra lista. Questi ultimi vanno ricercati in maniera diversa, ossia dovranno essere trovati grazie all’uso di altri oggetti rinvenuti poco prima. A questo punto dovrete scovare delle zone attive, dove il cursore assumerà la classica forma di due ingranaggi che girano, e lì concentrare i vostri sforzi (ammesso che li si possano chiamare così!).
La giocabilità senza dubbio ne trae giovamento, perché ci si distacca, anche se per poco tempo, dalla solita tiritera del “cerca l’oggetto e cliccaci sopra”.
A quel punto, trovati questi altri 8 oggetti, dovrete recuperare quello finale, che il più delle volte è un artefatto prezioso, spesso d’oro, che porterete a casa per rimpinguare il vostro Museo.
Di tanto in tanto potremo anche diversificare l’azione, giocando a una serie di Minigames, che saranno di varia natura. Niente che non si sia mai visto prima, anzi, però anche in questo caso tutto va bene pur di dare un po’ di varietà al gioco.
Come nel suo prequel, anche qui potremo avvalerci dell’aiuto del nostro Radar, che però si romperà molto presto se…cliccheremo a casaccio per la schermata, alla ricerca forsennata di oggetti. Questa diventa dunque una specie di penalizzazione, nata per evitare che si perda il vero spirito del gioco, che è: avventurarsi nel gioco con calma!
Se cliccherete su uno degli oggetti scritti nella parte bassa della schermata, la sua forma si evidenzierà dentro al Radar, dandovi una più che utile descrizione (ne vedrete in pratica la forma) nel caso il nome in inglese non vi dica nulla. Se poi siete proprio così pigri, sappiate che, se con un oggetto evidenziato nel radar vi muoverete col cursore per la schermata, potrete usufruire di un gioco di “colori”; infatti se l’oggetto è vicino al vostro puntatore, la forma nel radar diventerà gialla, mentre se ci sarete finiti proprio addosso, diventerà rossa (rimane bianca se invece ci siete molto lontani!). Come se non bastasse, avrete chiaramente anche i vostri HINT, gli aiuti che, se chiamati in causa, vi dicono proprio dove trovare un oggetto, e che possono essere raccolti prendendo dei simboli a forma di fulmine in giro per le varie location.
Nonostante tutte queste possibilità di aiuto, il gioco si rivela molto semplice e adatto a tutti, al punto che gli Hint li userete sul serio pochissimo.
Il sonoro si attesta su buoni livelli: sono presenti le musiche del primo SS, e ciò è un bene, visto che si dà una certa continuità alla serie. Le sonorità sono molto carine, mai invadenti, e si alternano tra di loro a seconda della locazione che visiteremo. Buone anche le cutscenes, che seppur usando un sistema di inquadrature fisse, rendono per bene i vari passaggi da una località all’altra. Non c’è nessun tipo di “parlato”, mentre i sottotitoli sono in inglese.
Concludendo: “Samantha Swift and the Golden Touch”, si rivela un casual davvero simpatico, divertente e adatto a tutti. La storia è banale ma…in stile Indiana Jones, e quindi sempre allettante.
L’aspetto tecnico e’ molto curato e non lascia mai insoddisfatto il giocatore. Alcuni “enigmini” sono carini, e d’altronde non ci si possono aspettare rompicapo alla Myst, quindi…che altro volete di più!??
Caldamente consigliato a tutti, soprattutto a chi vuole cominciare a giocare con un Casual, e non sa da dove iniziare!! Nel frattempo Samantha Swift diventa di diritto la mia paladina dei Casual assieme a Mortimer Beckett!!
Valutazione:


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bandy

































